Il lavoro richiestoci dalla Fondazione Palazzo Strozzi prevedeva la catalogazione, completa di Classificazione Decimale Dewey, non solo dei cataloghi delle mostre d’arte da loro realizzate in quasi 40 anni ma anche di tutti i libri da loro acquistati per la preparazione di quelle mostre. Oltre ai classici di arte italiana noti e arcinoti, da Leon Battista Alberti a Umberto Boccioni, abbiamo catalogato una vastissima mole di volumi di arte contemporanea e contemporaneissima mai commercializzati nel nostro paese: libri sulla pittura situazionista olandese, sull’arte dell’happening israeliana o africana, sui workshop di Land Art argentina, o di Fabric Art brasiliana, o sulla scena artistica asiatica: libri scritti anche in cinese, in russo, in turco, in ebraico, che mai nessuna biblioteca italiana aveva mai visto, cosa che ha comportato un grande numero di creazioni nel Servizio Bibliotecario Nazionale, complete di una classificazione specializzata.
Oltre a tutto questo ci siamo occupati di costruire fisicamente la nuova biblioteca interna della Fondazione, poiché prima del nostro lavoro i libri erano sparsi e disorganizzati in vari ambienti di Palazzo Strozzi, quasi del tutto irreperibili se non per fortunosa serendipità. Insieme a noi la Fondazione ha adibito uno spazio apposito alla conservazione dei volumi, con una scaffalatura costruita ad hoc, che veniva realizzata in contemporanea alla catalogazione. Con la consapelovezza di dover posizionare i libri sugli scaffali basandosi sulla loro classe, cioè sul loro argomento, abbiamo calcolato la virtuale posizione dei libri sugli scaffali in costruzione, così da avere contezza dell’effettivo spazio necessario onde evitare spiacevoli sorprese di traboccamenti o di spazio vuoto, sempre tenendo presente la caratteristica della crescita perpetua della collezione, destinata ad aumentare con nuovi libri acquistati e prodotti per ogni nuova mostra allestita a Palazzo Strozzi.